Recensione di Marco Marra

Una recherche in versi, in cui la parola si fa simbolo di un viaggio che conduce l’autrice –e di rimando il lettore- al senso più cruciale e profondo della vita. Alessandra Corbetta compie questo percorso scevra di qualsiasi artifizio morale; una poetessa predestinata alla libertà, con tutte le implicazioni controverse che tale condizione riserva: la sua ricerca dell’essenza è infatti animata da spinte contraddittorie che le derivano da una cultura e da una forma mentis estremamente complesse. Di fatto, è un bisogno che si amplifica man mano che viene filtrato nelle sezioni della silloge e che tocca il punto più alto nella lirica “Matrioska”; qui i versi, che hanno come riferimento l’oggetto pieno/vuoto per antonomasia, sottendono l’accorato desiderio di “sostanza” dell’autrice, sia dentro se stessa sia nelle entità che la circondano: “trovami dell’assoluto l’onnipotenza,/il gradino più alto dell’altare,/il numero uno della classifica,/il superlativo che non compara… un baratro senza inferno”. I componimenti, legati fra loro dal concetto di autenticità, di fondo esortano ad un vissuto pieno, spurgato da ogni convenzione e in cui il rispetto della purezza diventi dominante; significativa, in tal senso, si rivela la poesia “Spose”: “C’è un rito di passaggio, vestito di seta/e di organza, c’è uno strascico bianco/che scricchiola; c’è il solito baratto,/un giuramento truccato. La damigella ha quattro anni/e un cesto di petali”. Nel proprio cammino, Alessandra Corbetta non ha paura di misurare l’impossibile e di confrontarsi con l’incedere del tempo; così come non ha paura di sondare le curvature più malinconiche del suo viaggio e di arrivare sino alla sua fine, con la lirica “Zeta”: “Il tuo sforzo immerso in un palloncino rosa/non ti toglieva dalla pena di vederti sola./La tua vita stava bene solo dentro all’alfabeto:/lì, neanche la Zeta ti faceva paura”. Si tratta di un libro etimologicamente audace, in cui risaltano notevoli aspetti di carattere tecnico; i versi, strutturalmente complessi, si segnalano per accostamenti simbolici che appaiono “distanti”: in realtà, a lettura in corso e poi ultimata, ogni singolo componimento giunge per via subliminale in tutta la pienezza del suo significato. E’ stata una grande emozione passeggiare con Alessandra, a mani giunte, in bilico tra sasso e poesia.   

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