Recensione di Adriana Tasin

Leggere una raccolta poetica significa immergersi nell’altro, nuotare in acque sconosciute e pescare ciò che solitamente rimane in profondità. Accade a patto che chi ha scritto lo abbia fatto con onestà, esponendosi, spesso inconsapevolmente.

Dalla lettura di Corpo della gioventù di Alessandra Corbetta, edito da Puntoacapo, si riemerge arricchiti. 

Nella prima sezione, "Fessure", s’intravedono bagliori che anticipano ciò che nelle sezioni successive prenderà corpo. Il futuro intimorisce. È dunque un passo incerto quello che si addentra nella vita e nelle fessure degli archi, un passo in bilico, dove la paura di perdersi, di rimanere chiusi tra il sereno e l’intreccio, fa temere l’impossibilità dello stelo.

Il Corpo della gioventù è stelo, corpo esile e fragile, che si proietta verso l’alto con la giusta ambizione di sorreggere una corolla e poi un frutto. Stelo tra gli steli, pur nella comunanza, ricerca l’unicità. In fin dei conti La vita è una faccenda personale.

L’unicità è lì sospesa/tra l’onda e la sua schiuma, ed è anch’essa in bilico. Potrebbe risolversi in una levità che schiuma e si dilegua.

I sassi sono elemento ricorrente in tutta la raccolta poetica e, partendo già dalla chiusa della prima poesia, Alessandra Corbetta dà una precisa indicazione al lettore:

In fondo,/anche lei cammina in bilico/tra sasso e poesia.

I sassi ricordano i sassi utilizzati da Hansel e Gretel che, allontanandosi da casa, tracciavano il loro cammino per conservarne memoria.

Io riacciuffavo i sassi degli altri per non perdermi, o ancora, I sassi calpestati dai treni/non perdono il segnale/dentro le gallerie.

La casa è forse la casa dei sentimenti. Si avverte la necessità della voce poetica di non perdere il luogo da cui si sta allontanando, ancorando segnali.

È presto, siamo ancora all’inizio della raccolta, eppure ci sono già i primi addii che fanno prevedere un andamento circolare degli eventi, anche se le gallerie, i tunnel, sembrano allontanare, portar via in linea retta.

Attraverso. Ormai si è dentro e si deve attraversare quel tempo, magari in un letto sfatto, o in un vagone vuoto. Lì è dimora. Lì è casa dell’attesa. Quelle braccia tese-/sul niente sono consapevolmente tese sul niente. Perciò il percorso è doloroso.

Eppure fuori dalla galleria c’è luce, c’è rinascita, ci sono altre stazioni.

Per fortuna è nuda/la rinascita.

Come un bambino che non ha memoria.

Dove compare l’affermazione Le virgole non appartengono/ai poeti audaci ci sono cose da intuire l’autrice spoglia le due poesie che seguono, toglie le virgole e snuda la voce poetica Abito per la prima volta la mia casa nel tuo corpo, che si fa poi pupilla nerissima, vuoto in costante dilatazione che cerca di accogliere e fissare dentro di sé l’immagine dell’altro. Rimane solo il punto, pupilla nerissima, a chiudere queste poesie.

Rintocchi. Alessandra Corbetta sa descrivere bene come ogni passo che ci distanzia dalla culla ci avvicina inesorabilmente alla morte.

La Morte scoperchia ogni mattina la culla,/agita i sonagli/rompe il sonno alla Bellezza.

Se nella sezione Attraverso la voce poetica si è snudata, nella sezione Rintocchi il corpo è trasparenza precipitata: Hai spogliato le ossa del loro peso.

Ed è qui che i sassi si fanno pietra eterna, forse risurrezione. La voce poetica sembra trovare nella pietra un ancoraggio per il corpo, per la giovinezza, una strenua resistenza al passaggio obbligato di gioventù.

Battenti. “Scurissimo buio”. Buio non è sufficiente per descrivere questa fase, Alessandra aggiunge: scurissimo. Ed è nell’oscurità della notte che la voce poetica cerca una luce tra i disegni del cielo. L’unicità, ancora. L’idea. Perché Non c’è amore più forte di quello per l’idea. Ed è nello scurissimo buio che più facilmente si intravede la luce, l’amore.

In questa sezione si ritrova il corpo esile e fragile dell’orchidea, lo stelo affaticato che necessita di essere sorretto. La volubilità si fa germoglio ed è germoglio fragile. Eppure è già orchidea e diverrà girasole, fiore appariscente che riuscirà con un balzo a spostare il buio e a trattenere il giorno.

Il balzo al cambiamento ha un corpo lungo:/somiglia a un gigantesco girasole/che sposta il buio un giorno indietro.

Esplosione. In questa sezione l’amore ha profumo di mosto, di foresta, e tutto sembra assimilarsi all’ambiente naturale. È forse fase autunnale in cui si chiudono prospettive generative.

“La casa è vuota” titola una poesia. In essa troviamo: Il tuo bouquet ha stelo secco/e grigio di nome somiglianza.

Nella sezione Esplosione tutto appare perduto, Sono deserta/ in questo posto che non mi attraversa.

Frammenti del corpo della gioventù si sparpagliano nei testi poetici di questa sezione: …rotture/le smagliature sulla pancia oppure Ti esplodevano le guance! o i secoli a pezzi e ancora Le teste girano folli/come cellule prima di farsi tumore. Tutto scricchiola e si sbriciola.

È l’esplosione dei sogni coltivati che non avranno avvenire, è il desiderio di scavalcare il tempo, togliersi dalla pena di vedersi soli. È un processo che si fa universale.

La fase di esplosione e l’implosione ad essa sottesa, che muove verso l’infanzia, la culla, ricordano la teoria dell’Universo oscillante secondo la quale alla fase del big bang dovrebbe fare seguito una fase di nuova condensazione della materia e poi ancora un’esplosione.

Ciò che in questa raccolta poetica sembra vuoto è al contrario sentimento precipitato che si ritrae in ombra e trasparenza per fare posto all’altro. È dolore che si affanna a fare posto alla gioia.

Corpo della gioventù in chiusura della raccolta si frantuma e così facendo si rigenera.

È possibile immaginare i frammenti dell’esplosione come particelle che, perduta la memoria dell’unicità rimasta a lungo in bilico, sono di nuovo in viaggio, di nuovo in volo - volo/le ali sporche di notte nel tentativo di ricomporsi in forme mutate e plurali.

Braccia tese - ali di bellezza spezzate - che planano in un corpo nuovo.

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