Recensione di Gemma Mondanelli

Alessandra forse aveva desiderio di aprire il suo animo in maniera forte, avrebbe sperato definitiva, per non ricordare più, per fare tabula rasa e ricominciare. Ma non si può ricominciare senza il passato, che si riaffaccerà clandestino o palese per recuperare il suo posto indelebile nell’animo. Non si potrà fare a meno, anche se i versi la consegnano alla carta, di un’estate corsara come quella di Alessandra, quando ogni cosa  appare insolita e una ragazza dalle gambe lunghe o una dalle trecce nere desidera capire, sperimentare, gioire, vedere. ( nota1)

Non si può dimenticare, anche se si vuole, quello che appare nella gioventù e poi  sembra scomparire in un lampo,  preso dal successivo stupore. Poi riaffiora, riaffiorerà. L’anima si stratifica e il sapore della granita rimarrà sempre quello dei vent’anni.

L’estate corsara dei vent’anni si ripresenta in quella dell’amore. Non è più estate tout court, è primavera, è autunno, è inverno, ma l’amore riporta l’estate e si vive, si corre con il treno o sull’autostrada per raggiungerla, per non perdere i corpi nudi sulla spiaggia, il sapore del sole, la luce del mare.

E si corre per le città della Toscana: Siena, Firenze (nota2), Pietrasanta (nota 3), Arezzo (nota 4), Monteriggioni, San Giovanni… Chi corre non è spaventata, non è svagata, è sempre attenta alle cose, ma anche distaccata da esse per vedere, capire, sentire cosa il corpo di chi è accanto trasmette.

Belle le descrizioni-sensazioni di due persone che si amano, diario- viaggio di poesia, quando ancora il cercarsi è speranza che non finisca, quando il futuro esiste insieme al presente e il passato appare buio e vuoto.

La Toscana con le sue città d’arte si fa tavolozza di emozioni, se Alessandra fosse pittrice userebbe colori chiari trasparenti, perché chiari e trasparenti sono gli occhi dell’amore.

Prima della sezione ‘Dopo’, l’ultima poesia di ‘Durante’, molto significativa, ha la parola ‘addio’ che anticipa i colori scuri che si potrebbero usare per l’ultima parte (nota 5).

Quei colori così necessari per comprendere le ferite del cuore, quando il ricordo si fa lontananza incolmabile, quando uno sguardo si associa a un luogo, a un tempo, quando si fa difficile ancora di più capire, accettare e si pensa di aver capito e accettato soltanto cose sbagliate (nota 6).

Questo diario poetico che ti arriva nel profondo e non ti lascia scampo, è un caleidoscopio di emozioni, di parole che si intrecciano, si lasciano, si riprendono, sono sonore o sorde, pacate o vibranti. E’ così il sentimento in cui si è creduto, forse soltanto un miraggio, uno specchio d’acqua in cui si annega una sofferta storia d’amore. Senza redenzione.

 

1. Estate 2006

Così il mondo stava

Nel succedersi esatto degli ombrelloni blu/ una ragazza li attraversa con le gambe lunghe/ che reggono sfacciate il senso dell’estate./ un’altra al tavolino ordina acqua e menta,/ le trecce more scese sulle spalle…

2. Noi fra di noi devoti/ alle luci della città,/ Firenze maestosa

3.Ricordo una gioia sfrontata,/ totale dal rumore ciocco/ di pioggia che cade/ ricade. E rimbomba. / Eravamo in ombra / tra i vicoli e poi/ la piazza – Pietrasanta- /ci teneva astratta le mani /sottili e intrecciate./          Ricordi? Eravamo

 4.di Arezzo azzurra…Arezzo è stata scocco di freccia,/ impavido tentativo di assalto…

 5.Fiesole    

Otto marzo giornata di sole./ Fiesole ha i colori d’autunno./ Non sta al passo con le stagioni. / Fotografi il traffico, la luce che colpisce l’andirivieni./ Le case diroccate, le insegne, i lampioni. / Non volevo sapere e non l’ho saputo / quanto è veloce la parola addio, / come passa inosservata in mezzo a una gioia brevissima

 6.Tratta III

Ci aspettavano da un’altra parte, due / ore prima, qualche minuto dopo./ Ci volevano mettere alla prova ma/ ho corso da sola tutte le carrozze, ho/ perso il fiato. E le gambe. Le braccia./ Qualcosa è esploso, qualcosa ha distrutto tutto./

Il sibilo è rimasto, di te - a me, la luce.